Prima della rivoluzione

di Andrea Campana –

“Chi non ha vissuto negli anni prima della rivoluzione non può capire che cosa sia la dolcezza del vivere”. È con questa frase di Charles de Talleyrand che si apre Prima della rivoluzione (1964) di Bernardo Bertolucci. E il tempo prima della rivoluzione è esattamente quello in cui vive il protagonista del film, Fabrizio, giovane di buona famiglia parmense che si barcamena tra simpatie comuniste e un amore impossibile e semi-incestuoso, nel tentativo di prendersi quella che lui stesso definisce “una vacanza” dalla noia della vita borghese.

Per Fabrizio e quelli come lui – cioè gli stessi figli di borghesi che dì lì a poco scateneranno il ’68 – la rivoluzione è infatti un pretesto, una scusa, una diversione, uno svago; una cosa che, come il piacere di Gotthold Lessing, va goduta nell’attesa della cosa stessa, che non deve mai divenire reale e soprattutto, per gli individui come Fabrizio, non può divenire reale. Un borghese resterà sempre un borghese e, in quanto tale, se parteciperà alla rivoluzione lo farà da una posizione comoda, (come d’altronde lo stesso Talleyrand), senza mai rischiare realmente nulla: per esempio, come in una scena del film, da una comoda poltrona al teatro dell’opera, assistendo al Macbeth. Ecco perché la rivoluzione è sempre prima, mai durante o dopo. Dice Fabrizio: “Il mio futuro da borghese è nel mio passato da borghese. Così, per me, l’ideologia è stata una vacanza. Credevo di vivere gli anni della rivoluzione, invece vivevo gli anni prima della rivoluzione”.

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