Quel viaggio al termine della notte

di Matteo Zucchi –

Dacché fu “inventata”, l’adolescenza è stata una nicchia di mercato e di produzione culturale di considerevole valore, assumendo forse un ruolo addirittura principe nella postmodernità, complice la moltiplicazione e la sostanziale parificazione delle diverse categorie di consumo. Difatti l’enorme successo di saghe ipermediali dal target “young adult” come Harry Potter, Twilight o Hunger Games (ma anche dei numerosi imitatori) dimostra la versatilità e la longevità di questo genere di produzione, così come la sua adattabilità a vari codici simbolici. Ed è infatti l’utilizzo di questi a spiegare il successo di contesti fantastici e fantascientifici nell’ambito di questo cinema, in quanto esplicitazione della tipica connotazione di eccezionalità che accompagna frequentemente il concetto di “adolescenza”.


La scelta di tali visualizzazioni deriva anche dalla tipica funzione di mediazione col reale attribuita ai codici di genere e si intravede nel repentino incupimento a cui le saghe sopraccitate vanno incontro col loro svilupparsi, non solo la maturazione dei protagonisti (e del presunto target principale) ma anche la presa di coscienza di un mondo contemporaneo aspro e privo di prospettive.

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