Radici eterne inestirpabili

di Cinzia Agrizzi –

Secondo George Steiner l’Antigone di Sofocle (Ἀντιγόνη, 442 a.C.) rappresenta «una delle azioni durature e canoniche nella storia della nostra coscienza filosofica, letteraria e politica». Le sue numerose riscritture di
fatto danno prova della «energia di reiterazione del mito greco», della sua capacità di plasmare la nostra percezione del mondo e il nostro immaginario, tanto da ratificare quanto afferma Percy Shelley nella prefazione a Hellas (1821): «Siamo tutti greci. Le nostre leggi, la nostra letteratura, religione, arti, tutto ha le proprie radici in Grecia». Un debito morale, dunque, che gli Europei avrebbero contratto nei confronti dell’Ellade e che avrebbe alimentato la convinzione delle radici indoeuropee della civiltà occidentale, sulla cui veridicità, tuttavia, non tutta la storiografia è concorde, si pensi al discusso saggio di Martin Bernal pubblicato nel 1987, Black Athena: The Afroasiatic Roots of Classical Civilization.
Al di là dell’acceso dibattito che ha portato a ritenere dubbia la scientificità delle teorie di Bernal, pur attestando l’esistenza di debiti dei Greci (e dell’Occidente) verso l’Oriente, molti studiosi hanno insistito sulla necessità di rispettare la giusta distanza tra mondo antico e moderno, e di prendere coscienza della progressiva falsificazione della grecità attuata dalla contemporaneità, dal neoclassicismo al nazismo. Resta però il fatto che l’idea del “miracolo greco”, connessa al fiorire della filosofia, delle arti, della scienza e del teatro nell’Atene di Pericle, ha cementato la nostra identità culturale, regalandoci l’occasione di riflettere sull’uomo e su ogni aspetto della vita umana, in ogni epoca.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

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