Riottoso d’un Dante!

  • Digressioni
  • 09/10/2017

di Michele Saran –

Non scherziamo. Per Dante e il suo sacrato poema, la benemerita Divina Commedia, l’universo ha un ordine preciso e immutabile. Niente è lasciato al caso. Au contraire: tutto è predestinato, tutto è armonia cristallizzata dal disegno provvidenziale di Dio e le sue cosiddette intelligenze motrici (gli angeli, per il resto di noi). Dalla ghiacciaia del Cocito alla Candida rosa, passando per la boscaglia spessa e viva del Paradiso terrestre, la cosmologia dantesca si esprime a guisa d’un libro stampato, con tanto d’indice numerato. L’uomo, essere imperfetto per eccellenza, in tutto ciò non ha speranze di sovvertire alcunché (nemmeno Lucifero, in un colpo di stato ante litteram, c’è riuscito); ogni sua azione è dettata da quel libero arbitrio che può farlo avvicinare, o meno, alla grazia divina. Ma anche quest’esigua concessione d’indeterminatezza è prevista in partenza dalle sfere celesti.

Eppure. Eppure esistono passi, argomenti, personaggi, o anche solo intonazioni liriche, che sembrano quasi scoperchiare nel poeta una volontà persino ribelle, o almeno un’insofferenza per una direzione futura, imprevista, ricolma di speranze e minacce. Esiliato com’è, Dante lancia strali contro tutto e tutti, e qualche volta gli scappa di diventare persino rivoluzionario.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 4 – clicca qui per info)

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