Ritornare a Montaigne

di Eugenio Radin –

Se corrisponde al vero che non c’è viaggio che non conduca a un incontro, chiunque volesse approfondire tale tematica dovrebbe necessariamente soffermarsi a riflettere sul senso più profondo che lo scambio con una differente cultura porta con sé.
La scoperta dell’altro, dello straniero, è in effetti in grado di mandare in crisi la struttura sostanzialmente egocentrica ed egoriferita tanto del soggetto quanto della società di cui esso fa parte, la quale si ritrova improvvisamente di fronte alla prova ineludibile della propria parzialità. La naturale reazione a questa scoperta si esprime tramite la nascita di ideologie e di concetti cui spetta il compito di tutelare il proprio predominio e la propria supposta superiorità e di etichettare sbrigativamente ogni alterità incompatibile con il nome di “barbarie”.

Al giorno d’oggi, in un’epoca in cui il viaggio e la scoperta del diverso sono pericolosamente accelerati dai processi della globalizzazione e dall’utilizzo imperante delle nuove tecnologie; in un momento in cui non esiste più alcuna distanza di sicurezza né alcun tipo di tutela per le diverse identità, i pilastri dell’etnocentrismo si fanno sempre più determinanti nei rapporti con le culture altre, e la degenerazione contemporanea della Ragione illuminista rischia sempre più pericolosamente di mettere a soqquadro gli equilibri delle società straniere, senza saper valutare le conseguenze delle proprie azioni: il fallimento delle cosiddette “primavere arabe” e la caotica situazione dell’attuale Medio Oriente (sul quale già da lungo tempo le potenze occidentali hanno piantato l’infausta bandiera della civilizzazione) sono una dimostrazione di questa cecità.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 2 – clicca qui per info)

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