Se la natura ritorna

di Gian Pietro Barbieri –

Osservando la piana da un’altura, sembra tutto fermo, anche le auto in movimento, lontane, sembrano inclinarsi all’asse terrestre, paciose nel verde affiorante, nel mare verde che sgorga con cieca cocciutaggine, con fede profonda da un buio oscuro che tutto ammanta. Poi, scendendo, entrando nel quadro visto dall’alto e incorniciato di cielo…

IL CAPANNONE
Era un capannone con un ampio piazzale; pareva adagiato sulla superficie terrestre. Il sole riverberato liquefaceva i cementi e gli asfalti, ruggiva ruggine il cancello. I denti a sega del tetto del capannone mordevano il morbido orizzonte delle colline. Da pulsazioni, ricordi, tensioni profonde, radici sbrecciavano gli asfalti disegnando venature verdi; vitalbe, intrighi di rovi, getti spavaldi di umili olmi e cuoricini di pioppi invadono il piazzale. Non c’è nessun movimento, nessuna espressione o emozione, né gioia, né rabbia.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 7 – clicca qui per info)

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