Sputi

di Enrico Losso –

Paride contempla la traiettoria dello schizzo di saliva, una parabola perfetta che spicca nel gioco di luci della sala, e constata che non lo perderà mai il vizio di sputacchiare, suo fratello Gianluca, mentre parla alterato.
– Smettila di fare il pagliaccio!
La goccia e il rimbrotto colpiscono il nipote Alberto, mentre la macchia scura di Sangiovese dà il colpo di grazia alla tovaglia di lino bianco.
Paride lo osserva: si è trasformato in un vulcano, pronto ad eruttare ventagli di lapilli pur di far colpo sullo zio. Ha contato le volte in cui si è alzato dalla sedia per dire o mostrare qualcosa. Tredici in mezz’ora.
Nell’ultima ci è andato di mezzo il bicchiere del padre.
Il cameriere magro con il tic si affretta a tamponare e mentre armeggia con un tovagliolo torce velocemente il collo e socchiude il lato destro della bocca.
Paride fa l’occhiolino al nipote e mima il ruggito di un leone.
Alberto scoppia in una risata che attira uno scappellotto immediato.
Di rimando Gaia, la sorellina, strilla, come se fosse stata lei ad essere colpita: – Il papà picchia!
Ornella zittisce la figlia, quasi le tappa la bocca con una mano. Vorrebbe sparire da là – Paride l’ha capito bene, che lei non sopporta l’adorazione che suo marito, metalmeccanico, ha per lui, pubblico ministero – lontano da quel ristorante del centro dove anche le formaggere sono pezzi da design e nel menù ci sono solo trionfi e profumi.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 5 – clicca qui per info)

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