Nessun interno: nessun esterno

di Michele Saran –

L’intrico del labirinto cretese di Cnosso è, per definizione, il luogo in cui non c’è scampo. In esso vive la rappresentazione ferrea del rito la cui vittima deve giungere inesorabilmente al centro, la meta fatale, dove sarà sacrificata. Storicamente ne esistono diverse versioni. Anche in quelle più estreme, a più elevata densità di antri, ambagi e meandri, la logica di trappola ricorsiva non fa che amplificarsi.

Something Else!!!!

di Stefano Bonato –

Quella sera dall’Hillcrest Club Red era uscito assolutamente convinto.
Red: “Lo deve sentire! Se Lester lo sente!”
Era passata da poco la mezzanotte e si era diretto verso le colline di Hollywood. Correva in macchina quando doveva sistemare i pensieri. Correva con lo sguardo fisso sulla strada e inforcava ogni curva come se la sterzata sistemasse ogni pensiero al posto giusto. Ma quei pensieri erano già al posto giusto, da tempo. Doveva solo far incontrare quei due: Lester (il produttore della Contemporary) e Ornette col suo strumento in mano. E lo strumento in mano Ornette Coleman ce l’aveva sempre avuto. In una terra, il Texas, che poco spazio lasciava ai seguaci del Jazz.

’59/33 L’anno sul Vinile – Kind of Blue di Miles Davis

di Stefano Bonato – 

Lei esce in strada, dalla porta di un ristorante in una notte parigina, e la sola cosa che sembra farla sentire meno sola è quel suono. Languido, stridulo, sesta minore discendente di tromba con sordina, privato di ogni sentimentalismo. Feroce, spietato, ma morbido, rassicurante. Mentre il bianco e nero di Louis Malle in Ascenseur pour l’échafaud le scolpisce il volto tra le vie di Parigi, quel suono mette a nudo il suo respiro, i suoi occhi che alla deriva, cercano lui. Julien.

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