La verità romantica di John Keats e Robert Walser

di Luca Tommaso Barbirati –

All’inizio del quarto atto, Timone d’Atene abbandona la città dopo aver urlato il proprio odio all’umanità e alla propria casa. È bastata una richiesta d’aiuto a far mutare la sorte dei suoi amici-banchettanti, tanto prodighi nel ricevere quanto avari nel dare. Nel suo dramma meno rappresentato, Shakespeare smaschera la natura profonda dell’uomo messo alla prova dall’ingratitudine dei falsi amici, toccando un nervo che scopre non solo la parabola che dalla filantropia arriva alla misantropia, ma la stessa distanza che separa la logica di dio da quella degli uomini: “Timone se ne andrà nella foresta, là dove troverà che le bestie selvagge son tuttavia più miti dell’uomo”2. Offeso dalla città, Timone si rifugia nel bosco, povero di ogni cosa tranne che del suo dolore, con le parole dell’onesto Siniscalco.