Poesie

di Giulia Pozzobon –

Trasfonde
Come sei bella emoglobina
aria e ferro dalla sera alla mattina
Come sei bella emoglobina sei una rosa e la sua spina prendi fiato dai polmoni
lo trasformi proteina.
Emoglobina mi mancavi
non lo sapevo e mi mancavi.
Senza ossigeno portavo travi.
Come sei brava emoglobina
ora che torni scaccia l’apnea facciamo sbocciare una bella
ninfea

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controluce e dintorni

di Roberta D’Aquino –

ci siamo cresciute accanto [piantagioni
diverse] bevuto il nutrimento della terra
tu che rilasci vitamine per prendere
i miei amidi, i minerali suoi. così siamo
cresciute, le radici nella vita d’altri
e ora che la notte è un canto ovattato
di macchine che sfilano lontane
e di grilli, le mani intrecciano destini
tra le paratie di sabbia e solo versi
senza parole, un linguaggio cartaceo
coriaceo, il carapace più ampio
che ci contiene

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Poesie

di Nicola Grato –

dove non lo sapremo, non sapremo
quando, se soli e improvvisamente –
era Giugno, l’ultimo suo compleanno:
comprammo il basilico con le radici
per farne pianta al più presto, poi presto
perché? Soli noi due aprivamo casa –
non ci veniva da tempo…
La casa, dicevamo, la caponata,
la pasta col sugo e la ricotta
salata, l’abbandono, il pomeriggio
e l’ozio buono: quando preparava
il caffè lodavamo il Signore
ed ogni cosa lodava il Signore,
ogni cosa che muore, che risorge
in foto, sul chiavistello scordato,
sul cato di alluminio con la pianta
di basilico che seccava già:
dimenticavamo di dare l’acqua –
lui di certo non ce lo perdonerà.

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Stradina che fiancheggia il parco

  • Digressioni
  • 30/07/2019

di Gian Pietro Barbieri –
Strada bagnata di foglie morte e felici,
nel deserto traccia di un cielo di stelle
ai miei passi lenti e smarriti
Un fresco silenzio di falla
respira tra le ossa familiari degli alberi
abbracciati alla Terra e alla sera
Fino al tramonto, leggera,
una fila di case galleggia sulla nebbia
Mi fermo, già lontano
e con affetto guardo le luci
germogliare dentro le stanze buie
e mi diramo
(da: Persistere, Campanotto, 2004)

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Poesie

di Gabriele Galloni –

“Togliti i sandali,” mi dici, “e seguimi.”

Nel buio del giardino siamo nuovi
e lo saremo finché qualcun altro
non ci sostituirà;
saranno i mesi?
la conseguente polvere? la pelle
lasciata morta nel tuo vano doccia?
La stessa pelle che un giorno vivrà
una sua vita autonoma. E chissà
che non somigli, quella vita, a questa
da noi vissuta ciechi.

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Poesie

di Adriano Cataldo –

Famiglia nucleare

Ci siamo detti
avremmo a lungo rimpianto
l’infilascarpe e il toglisuola,
troviamo semmai
sul momento
un riposto comprensibile
alla voglia di scappare.
A tradimento, ci ha chiesto la direzione.

Poesie

di Enrico Giacomini –

Pochi metri di giardino, rinchiusi
in una cura quasi maniacale.

La brina che lo ricopre, troppo fragile
per resistere al farsi del giorno;
un sottile lenzuolo infantile.

(Cammino e mi penso in questa luce
di forme esauste che è il silenzio
a quest’ora. Il gesto che spezza
l’abitudine sta tutto nel peso
del mio passo premuto
sull’erba, nel contorno
di orme che vanno.)

Ho firmato un rettangolo bianco
per lasciarvi una traccia
– la più fragile – di me.

Questa
la mia colpa più grande.

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Poesie

di Carlo Selan –

Ancora e camminare nei fiori,
dalle mani ai fili ruvidi dell’erba
e stare a guardarsi stare e ridersi
di ritornare, dove hai lasciato i passi
e dove hai ricordato il paese che era lì,
dove erano stesi loro a parlarsi
vestiti di una domenica non si era detto
domani e partire presto, con i piedi di scarpe
e gli occhi nel sole e il sole nei palmi con voi
e la memoria di oggi, se ci siamo guardati
trovarsi, tra la sporta e un figlio e una vita,
a vivere tra gli uomini in silenzio

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Cartoline dal nulla

di Gian Pietro Barbieri –

Da un complotto di palazzine, da spari di silenzio per le vie strette da prossimi, imminenti crolli; dai rumori d’orina che mi piscia il vicino d’appartamento direttamente nella turca del mio orecchio provengo a questo giorno che sa di grotta e vedo G. che cerca il suo amore per non essere solo, lo cerca con la sua bicicletta ed un fiore come faro ma senza speranza e segue l’acqua forse di fogna che scappa nei tubi e ricompare con una strizzata d’occhi da un tratto scoperto del fosso sepolto.

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Ai borsaiuoli della notte

  • Digressioni
  • 21/10/2018

di Fabio Strinati – 

L’oscurità inghiotte fisionomìe
senza ritegno moto improvviso
nell’agitazione si accalca
nel buio quel séguito profondo
destinato ad eclissare direzioni
e quel tarlàre che al tatto
sfugge, del vìzio la meditazione
di un tumulto nella disperazione
che si espande fino alla deriva.

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