Telescopio su di un prato notturno

di Gian Pietro Barbieri – 

La galassia e il cosmo intero, la nostra percezione dello stesso e il nostro livello di cultura scientifica, il nostro pensiero e tutte le incognite, i misteri e il mondo reale stanno tutti qui, in questo piccolo prato all’imbrunire. La città sembra rimpicciolirsi mano a mano che le tenebre l’avviluppano; il prato che le sta di fronte sembra sprofondare nel buio, rivelandosi tenebra. A guidarci in una ricognizione superficiale di esso non poteva che essere lei, simbolo della ragione che illumina la tenebra dell’indistinto: la lucciola (Lampyris noctiluca). La razionalità del lessico scientifico circoscrive quel piccolo miracolo che ha reso famoso quest’insetto definendolo un semplice “segmento fotogeno”, ma non può bastare: la femmina della lucciola è attera (priva d’ali) e dal folto dell’erba richiama agitandola sua lanterna il maschio che vola. Da dove viene la luce? Il prato diventa un cosmo stellato. Ma non ci sono solo richiami luminosi: basta tendere l’orecchio e il grillo campestre (Gryllus campestris) prolunga il suo trillo fino a notte fonda, offrendo una quinta sonora al brulichio del prato; ciarliero, ci dice dov’è e aggiunge con la sua squillata punteggiatura che, in fondo, non siamo soli nell’universo. C’è, ed è inspiegabile, una connessione tra il suo trillo e le stelle.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 8 – clicca qui per info)

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