Tenero è il Notturno (se è di Chopin)

di Michele Saran –

Autunno del 1831. Un giovane pianista e compositore proveniente da Varsavia, un ancora sconosciuto Fryderyk Chopin, sta varcando in carrozza la soglia di Parigi. La osserva con uno sguardo sognante, come lunare. Certo non immagina che proprio quella capitale, quell’andazzo frenetico, l’animazione dei boulevard, il grande stile dei luoghi di ritrovo in entusiastica fioritura, così inadatti al suo temperamento schivo, rimarrà la sua patria adottiva, per molti versi la sua vera patria, nonché la spinta cruciale della sua arte a venire. Parigi in quel periodo vanta una scena operistica cosmopolita: si hanno la grand-opéra (il Robert le Diable di Meyerbeer), poi l’opéra-comique (Auber massimo rappresentante), e ancor di più il fascino del belcantismo nostrano, dominatore delle notti francesi dapprima con Cherubini, poi con Rossini, Spontini, Bellini e Donizetti, sino al fin de siècle. Di qui lo straordinario interesse di Chopin per l’opera italiana, e di qui uno dei tratti caratteristici dell’arte del pianista, l’appropriarsi del belcanto trasfigurandone la magia nelle intonazioni patetiche e le sue meraviglie negli abbellimenti e nei virtuosismi.

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