Una, cento, mille radici

di Francesco Zanolla –

Uno dei presupposti più profondi del pensiero politico occidentale è la dottrina, virtualmente mai messa in discussione durante la sua lunga egemonia, secondo la quale esiste un principio che non soltanto regola il corso del sole e delle stelle, ma prescrive a tutte le creature animate il giusto comportamento. Gli esseri infrarazionali vi si conformano per istinto; gli esseri superiori ne acquistano consapevolezza, e sono liberi di abbandonarlo, salvo incorrere nella propria rovina.

Tratto da un saggio che Isaiah Berlin (1909-1997) dedica a Machiavelli, il passaggio appena citato appare rilevante perché consente al nostro autore di delineare, con tratti sintetici ma molto chiari, quello che a suo avviso è una sorta di “programma intellettuale occulto” tipico di buona parte del pensiero occidentale dalle sue origini ai giorni nostri, che nella sua ricostruzione prende il nome di “monismo”, contro cui egli si batterà prima come filosofo, formatosi alla scuola analitica di Oxford degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, e poi come storico delle idee.
La sua sensibilità ai temi del pluralismo e del conflitto tra valori, radici e identità differenti, in cui si rispecchia la sua vicenda personale di ebreo lettone emigrato in Inghilterra qualche anno dopo la rivoluzione russa, si manifesta già in quella che è la sua opera di teoria politica più celebre e per certi aspetti ancora assai influente, cioè la lezione sui Due concetti di libertà del 1958.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 11 – clicca qui per info)

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