Una (non così) sottile linea rossa

di Matteo Zucchi –

In principio vi è l’unità. La natura prosegue la sua esistenza indifferenziata, nella sua molteplicità, apparentemente fino al sopraggiungere dell’uomo occidentale e del Polemos che da sempre è il suo tratto più fondativo. Rivelativo è un long take a pochi minuti dall’incipit, in cui il dolly che segue il protagonista interpretato da Jim Caviezel all’improvviso devia dalla linea tracciata finora e si muove diagonalmente per poi inquadrare lateralmente l’uomo. Appena dopo questo cambio di prospettiva, le forze americane raggiungono l’isola in cui egli e un suo sodale
si erano rifugiati e ha inizio la narrazione propriamente detta de La sottile linea rossa (The Thin Red Line, 1998): lo spettatore si trova in una realtà corale e indistricabile, la cui abbondanza di prospettive finisce per offrire un unico punto di vista su quanto mostrato, quasi a riaffermare quello a cui già alludevano le iniziali sequenze naturalistiche.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 6 – clicca qui per info)

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