Una rimpatriata

di Davide De Lucca –

Indossato il pigiama, il signor Berto deglutì le medicine della notte con un abbondante bicchiere d’acqua. Emise il tipico verso di chi, dopo una lunga bevuta, è dissetato. Vi aggiunse dei fastidiosi e umidicci suoni fatti con la bocca, già vuotata della dentiera, e si apprestò ad andare a dormire eseguendo la rituale sequenza di spegnimento di tutte le luci dell’appartamento. Vista la giornata calda, aveva lasciato una finestra aperta per rinfrescare il soggiorno. Si affacciò per chiudere i balconi, respirò l’aria e osservò la strada lividamente illuminata dai lampioni e dai rari fanali di auto di passaggio. Un gatto nero, con il pelo folto e una coda voluminosa, venuto da chissà dove, saltò agilmente sul davanzale e si avvicinò al signor Berto, facendo le fusa. L’anziano, miope e senza occhiali, lo mise a fuoco, dopo averlo scambiato per un merlo, e lo salutò con le parole e i suoni riservati ai felini. Il gatto si lasciò accarezzare e il signor Berto gli domandò se volesse qualcosa da mangiare. L’animale entrò in casa e si strusciò contro gli stinchi del pensionato.

– Come ti chiami? – chiese l’anziano chinandosi per accarezzare il gatto. Si rimise dritto a fatica e si diresse verso il frigorifero. – Ti do del latte – annunciò.

– Vladimir – disse una voce, – ma tu mi conosci come Ignazio. E non darmi latte che mi viene la diarrea.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 8 – clicca qui per info)

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