Viaggi senza tempo e fughe dalla realtà

  • Digressioni
  • 23/03/2017

di Cinzia Agrizzi –

Mentre Tespi, nel VI secolo a.C., allestiva commedie e tragedie girovagando da un villaggio all’altro dell’Attica con un carro che trasportava un rudimentale palco smontabile, Colette, nel primo Novecento, svelava ne I retroscena del music-hall (L’envers du music-hall, 1913) il caotico “dietro le quinte” dello spettacolo teatrale scandito dai ritmi frenetici delle tournée.

Da sempre nomade e cosmopolita, il teatro, sospeso tra testo drammatico e realizzazione scenica, trova nella “mobilità” il suo tratto essenziale: da un lato è viaggio intimo e folle per l’attore, dall’altro è autentica esperienza iniziatica e trasformatrice per lo spettatore, a conferma del potere apotropaico della rappresentazione teatrale, destinata a esorcizzare e liberare le tensioni umane. Tutto ciò che avviene sul palcoscenico, infatti, rinvia potenzialmente a infiniti significati, evocando quello “spessore dei segni” di cui parla Barthes: illuminazione, costumi e personaggi trasportano il pubblico altrove, in territori fittizi fino a poco prima inesistenti, invisibili o sconosciuti, riflesso del patrimonio culturale, sociale e psicologico del singolo.

(L’articolo completo è disponibile nella versione stampata o PDF di Digressioni n. 2 – clicca qui per info)

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