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Gli articoli del mese

Dramma della normalità: tutti i particolari in cronaca

di Filippo Zoratti

La bibliografia di Stephen King è costellata di leitmotiv e temi ricorrenti ampiamente scandagliati da studiosi e fan, al fine di rintracciare i fili rossi che uniscono le sue passioni/ossessioni artistiche e comprendere la vera ragione della sua unicità e irriproducibilità. Da Carrie (1974) a Shining (The Shining, 1977), fino a It (1986) e Misery (1987), tutta l’opera del Re racconta come affrontare il Male.

Del resto, come lui stesso ama sottolineare, «il male è dentro di noi. Più passano gli anni più mi convinco che il diavolo non esiste: siamo noi il diavolo». Proviamo a spingerci un po’ più in là, a partire da questa affermazione: la malvagità è insita nell’essere umano, alberga nella nostra mente ed è, prima o poi, destinata a esplodere e a palesarsi.

I Quaderni di Serafino Gubbio operatore

di Cinzia Agrizzi

La risoluzione di un mistero legato a un crimine è prerogativa della cosiddetta detective story, genere di intrattenimento nato tra Otto e Novecento, costituito da uno schema rigido e predefinito e, soprattutto, rivelatore dell’umana inclinazione a nascondere, a travestire e quindi a scoprire ciò che non riusciamo a vedere ma è vicino a noi, mascherato o sconosciuto. In alcuni casi, la struttura del poliziesco è semplicemente usata «come proposta d’“ingombro”, come massa di manovra per deviare in modo simultaneo due strutture divaricate o distinte».

È quanto si verifica in Quaderni di Serafino Gubbio operatore esempio di poliziesco allotropico che utilizza le procedure del giallo canonico in modo alternativo e che si instaura nel quadro di riferimento del romanzo naturalista e del feuilleton ottocentesco

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