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La purezza del sangue

Sofonisba Anguissola dipinge “Ritratto di Filippo II” (1565) Fondazione Reale di San Lorenzo del Escorial, 1574.

di Annarosa Maria Tonin

Le otto salme sono uscite dalle loro sepolture per riunirsi qui, tutte insieme, affinché io possa celebrarne la gloria ogni giorno, come monaco tra i monaci. Hanno percorso l’altopiano come io ho ordinato: lente, tra i silenzi di luoghi deserti, accompagnate da orazioni e canti gregoriani. Da Yuste giunge l’Imperatore mio padre, da Granada l’Imperatrice madre, Isabella. Si è fermata ora davanti a me donna Giovanna, la Pazza di Tordesillas; da oggi sarà per sempre la madre dell’Imperatore mio padre.

Altre salme la seguono: donna Leonora, sorella dell’Imperatore e regina di Francia, giunta da Talaveruela, sua sorella Maria, regina d’Ungheria, e Maria d’Aviz, la mia prima regina, da Valladolid, dove sono nato. La tempesta sta infuriando, ma non turberà la celebrazione della Nostra gloria. Forse, un giorno, verrà qualcuno più grande di Noi, ma fino ad allora chiunque dovrà inchinarsi e poi ritirarsi davanti a un Asburgo di Spagna.

Filippo II (1527-1598), vestito di nero, tiene fra le mani un Rosario e dal suo collo riluce la gloria del Toson d’Oro. L’abito è molto attillato, come costume del sovrano, che osserva il simbolo del suo regno: El Escorial, che è monastero, seminario, mausoleo, palazzo reale, palazzo del governo, chiesa, collezione d’arte.

Accanto al re, severo e implacabile, le due amatissime figlie: Isabella Clara Eugenia, futura reggente dei Paesi Bassi, e Caterina Michela, futura duchessa di Savoia, avute da Elisabetta di Valois (1545-1568), la sua terza regina.

Filippo ed Elisabetta, figlia di Caterina de’ Medici, si sposano nel 1559. Lei ha quattordici anni. Cinque figlie nasceranno, ma soltanto due raggiungeranno l’età adulta. Elisabetta morirà a causa di un aborto spontaneo, nove anni dopo il suo arrivo a Madrid. Scrive di lei Paolo Tiepolo, ambasciatore veneto in Spagna dal 1562 al 1563: “Sa ella fare il re molti disordini con donne, ma avendo imparato la tolleranza da sua madre, pazientemente lo sopporta senza mai dir parola di risentimento”.

Del resto, Filippo non è nuovo ad avventure galanti. Già Federico Badoer, ambasciatore dal 1554 al 1557, annota: “Nelli piaceri delle donne è incontinente, prendendo dilettazione di andare in maschera la notte anco in tempo di negoziazioni importanti”. Affinché la regina apprenda l’arte del dipingere e non sia lasciata troppo tempo sola, Filippo invita a corte la pittrice italiana Sofonisba Anguissola, che diventerà la prima donna ritrattista ufficiale di una corte europea. La fiducia che il re ripone in lei è tale da indurlo ad affidarle l’educazione delle due figlie, prima e dopo la morte di Elisabetta. La pittrice e istitutrice rimane a Madrid fino al 1573, quando parte per la Sicilia, in seguito al matrimonio con il nobile Fabrizio Moncada Pignatelli, principe di Paternò.

Sofonisba Anguissola (1532-1625) ha la fortuna di nascere da Amilcare Anguissola, membro del Consiglio dei Decurioni, che governa Cremona a nome di Filippo II. Amilcare riconosce e promuove il talento della figlia, portandola a bottega dal pittore Bernardo Campi. All’epoca alle fanciulle era proibito lo studio della matematica, della prospettiva e della tecnica dell’affresco. Tuttavia, la formazione di Sofonisba le consente di perfezionarsi nella pittura al cavalletto (in particolare nel ritratto e nella scena di genere), nello studio della musica al clavicembalo, della poesia italiana e latina e nell’arte della tessitura e del ricamo.

Viene notata da Michelangelo, che intrattiene una fitta corrispondenza con Amilcare Anguissola. Il Buonarroti dona a Cosimo I de’ Medici un disegno a carboncino e matita su carta, opera di Sofonisba raffigurante un fanciullo morso da un granchio, che sarà d’ispirazione a Caravaggio per il celebre dipinto Ragazzo morso da un ramarro. Il fanciullo del disegno è Asdrubale, fratello minore della pittrice, la quale ha appreso già in giovanissima età la lezione leonardesca legata allo studio della fisiognomica, secondo cui la prova del talento di un artista risiede nel saper cogliere in un volto i moti del riso e del pianto.

A fare da tramite tra la Anguissola e il re di Spagna sono il duca d’Alba e il duca di Sessa, per i quali lei dipinge alcuni ritratti durante un soggiornoa Milano. Filippo II la invita a Madrid, a conferma di quanto scrive Annibale Caro nel 1556 in una lettera al padre della pittrice: “le cose sue son da principi”.

Nel palazzo reale di Aranjuez, in attesa di poter abitare al Escorial, il re la osserva dipingere i ritratti della regina e delle figlie. Sempre serena, abbigliata in modo semplice con tessuti di colore scuro e colletti di merletto bianco, nel 1565 dipinge l’opera Ritratto di Filippo II, dando vita figurativa a quanto l’ambasciatore Federico Badoer scrive al Senato della Serenissima.

Il re Filippo è di statura piccola e di membri minuti, ha la fronte grande e bella, gli occhi di color cilestro assai grandi, le ciglia grosse non molto disgiunte, il naso proporzionato, la bocca grande, il labbro di sotto grosso che distorce alquanto, porta la barba puntuta all’uso della maniera spagnuola, è di pelle bianca e di pelo biondo, ed ha apparenza di fiammingo, ma pare altiero perché sta sulle maniere di spagnuolo.

Da uno sfondo scuro, che ha la funzione di avvicinare il soggetto ritratto a chi guarda, Sofonisba fa risaltare il volto pallido, cadaverico del sovrano. La pittrice, impietosa, traccia i contorni di un viso emaciato, privo di reale e pulsante forza e autorevolezza, il volto di un uomo già sfiancato dalla lotta per preservare i domini spagnoli, ancora prima che le sue sconfitte politiche più cocenti nella seconda metà del Cinquecento sanciscano il fallimento di una politica monocorde: sanguinaria, repressiva, lenta e accentratrice.

Nella rigida postura del re, nei suoi abiti neri Sofonisba Anguissola dipinge la gravitas, un modello educativo che accomuna la formazione di molti principi dell’epoca, uno stato della mente e dell’anima che implica un comportamento e un’azione politica basati sulla consapevolezza del proprio ruolo. Nel caso di Filippo II il costante, e impari, confronto con la figura del padre Carlo V, lo convince del necessario trionfo della fede cattolica sull’eresia protestante, della centralità anche geografica e fisica del governo, della repressione di ogni moto di ribellione politica. Filippo II per ragioni anagrafiche non vive il tempo di Erasmo da Rotterdam. Quando inizia a viaggiare nei suoi domini europei ciò che vede è il dilagare dell’eresia e degli aneliti alla libertà dal giogo spagnolo. Il re non è educato all’ascolto, al dialogo e al confronto, alla bellezza della diffusione delle idee; si isola, costruendo un modello politico non più legato ai rapporti personali di fedeltà e amicizia, ma basato su un’efficiente capillare macchina burocratica che a lui deve rendere conto.

Nell’attenzione ai dettagli, il collare del Toson d’oro e il Rosario, simboli della concezione e dell’esercizio del potere del re, Sofonisba Anguissola dipinge la limpieza de sangre, il rapporto biologico tra la purezza del sangue spagnolo e la purezza della fede cattolica, che Filippo vuole incarnare, fino alla macerazione monacale degli ultimi anni di regno, conseguenza anche della morte della sua quarta moglie.

Nel 1570 le principesse Isabella e Caterina accolgono una nuova regina, Anna d’Austria (1549-1580), loro prima cugina. Il re Filippo, dunque, sposa la nipote. L’ambasciatore Alberto Badoer nel 1578 scrive: “Ama tenerissimamente la moglie e la tiene piuttosto stretta che altrimenti, lasciandola poco o non mai senza di lui”.

Il matrimonio del re con la nipote segna, tuttavia, l’inizio della fine per gli Asburgo di Spagna. Filippo ritiene che la purezza del sangue non sia soltanto un’ideale da difendere con la spada e il Rosario; essa diventa, nei fatti, un atto estremo, un esperimento genetico secolare, una teoria di volti esangui, poiché i matrimoni consanguinei diventeranno prassi consolidata.

La regina Anna, madre del futuro re Filippo III, muore nel 1580 e viene sepolta nel mausoleo del Escorial. Sofonisba Anguissola vede nascere El Escorial e il mausoleo degli Asburgo di Spagna, luogo simbolo anche di un gusto estetico e, quindi, di una filosofia che Filippo vuole imporre all’Europa. Sofonisba se ne va un anno prima della macabra cerimonia d’inaugurazione nel 1574. Un anno dopo, rimasta vedova, inizia a viaggiare senza sosta per raggiungere altre corti europee, fino a un secondo matrimonio e al ritorno in Sicilia, dove muore nel 1625, dopo aver insegnato l’arte del ritratto ad Anton Van Dyck, giunto un anno prima a Palermo per renderle omaggio.

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