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Scoperte

di Davide De Lucca

Il mio uomo mi dice donna, ho trovato qualcosa da offrire ai vicini di caverna quando vengono a cena. Cosa intendi?, gli chiedo, quando abbiamo ospiti facciamo sempre le stesse cose: prendiamo un pezzo di mammut, lo cuciniamo sul fuoco, chiacchieriamo, e guardiamo le figure disegnate e le ombre delle fiamme sul muro. È vero, mi risponde lui, ma beviamo sempre acqua. Cos’altro dovremmo bere? Per caso, mi spiega, ho lasciato degli acini di uva in una giara per un po’ di tempo; li ho spremuti e ne è uscita una bevanda nuova che vorrei assaggiare – che ne dici? Dico che non dovremmo costantemente inventare delle cose che potrebbero essere pericolose; guarda cos’è successo a un giovane dell’altro clan pochi giorni fa, quando ha provato a mangiare una di quelle foglie e ha cominciato a vedere spettri orrendi; per non parlare di quelli che sono morti facendo simili esperimenti. Donna, se non tentiamo, la nostra scienza non può progredire – ha concluso lui. Come al solito mi chiede consiglio e poi fa quello che vuole. Per quanti esperimenti andati male con il cibo ci sono stati, tanti altri hanno avuto un grosso successo, quindi io propongo di bere questa cosa che chiameremo succo del frutto dell’uva spremuta, proclama. Chiamiamolo vino, è più semplice, dico io. D’accordo, acconsente lui, con il suo solito grugnito e grattandosi il petto villoso. Ma prima, caro, ti prego, andiamo a sentire il parere del vecchio saggio, se ti succede qualcosa, almeno sarà informato di cosa hai bevuto. Il mio uomo sospira e salta in circolo, quando è nervoso si comporta come un selvaggio. Va bene, interroghiamo il saggio, preparo un’anfora da portare con noi. Lascia acceso il fuoco, non stiamo molto, e portami la pelle da viaggio.

Ci avviamo verso la grotta del vecchio saggio, che si è appartato da quando sostiene di parlare con i morti. Io sono un po’ scettica su questa cosa, ma sono una donna e nessuno mi ascolta. Il vecchio saggio proclama che le anime di chi ha lasciato i corpi sono ancora nell’aria, ma invisibili, e lui si mette in contatto con loro per chiedere consigli. Forse potranno dirci qualcosa su questa bevanda. Quando arriviamo, il vecchio saggio sta contemplando un albero. Ci dice che i nostri clan sono così: partono da un tronco e si diramano. Andiamo bene se questa è la profondità del suo pensiero, penso. Il mio uomo è sostanzialmente d’accordo con me.

Siamo venuti per un consiglio, vecchio saggio, inizia mio marito. E gli racconta dell’uva, della giara, della fermentazione, del liquido rosso che è venuto fuori e dell’imbarazzo quando si ha qualcuno a cena. Il vecchio saggio ascolta e chiede di annusare il liquido. Mio marito gli passa un’anfora e il vecchio sembra incuriosito. Non dovrebbe esserci nulla di male, sostiene. Quindi possiamo provare a berlo?, domanda mio marito eccitato. Facciamo provare la donna, afferma il saggio, così se qualcosa capita a lei, non capita a noi – lo raccomandano gli spiriti. E ti pareva, una logica inoppugnabile. Mi rassegno a bere il vino.

Non lo avrei mai detto, ma non è male. Il sapore non è eccezionale, ma è diverso dall’acqua. Ne bevo qualche altro sorso. Il vecchio saggio e il mio uomo appurano che sono ancora viva, quindi ingurgitano qualche sorsata a loro volta. Dopo pochi minuti, una confortante sensazione mi riscalda. Comincio a ridere e anche loro si divertono. In poco tempo finiamo l’anfora e troviamo la cosa, per qualche motivo, davvero esilarante. Tu, tu, tu sei un vero vecchio saggio, dice mio marito con la voce alterata e puntando il dito contro l’altro uomo che annuisce lentamente, gli occhi socchiusi. Io li guardo un po’ inebetita. Donna, dice poi il mio uomo, torniamo alla grotta, voglio procreare e mangiare. Il cielo è così immenso, declama il vecchio saggio, e noi siamo così piccoli. Cerca di alzarsi, ma perde l’equilibrio. Allora si sdraia e si addormenta, russando profondamente. Lo lasciamo riposare. Io e il mio uomo torniamo a casa barcollando, ci avvinghiamo e poi beviamo un’altra anfora di vino.

Il giorno dopo la grotta è in disordine: ci sono pelli ovunque, tracce di vomito, le braci spente e la memoria annebbiata. Abbiamo perfino disegnato figure sconce sulla parete della grotta. La testa ci fa male; sarebbe bello, dico, avere una cosa da deglutire per far passare il mal di testa. Taci donna, che non sopporto i rumori. Poi l’uomo dice: quando avremo amici a cena, berremo il vino per conversare meglio e non annoiarci, e lo commenteremo fingendoci esperti e intenditori, così avremo inventato anche gli snob.

Dopo aver fatto colazione, usciamo dalla grotta e vediamo un piccolo gruppo del nostro clan che circonda il vecchio saggio. Quando ci vede, fa cenno di raggiungerlo. Ieri sera, dopo che siete andati via, spiega, ho avuto un sogno grazie a quella bevanda che mi avete portato, e questa mattina ho chiesto di aiutarmi a creare questa cosa qui. Tutti guardiamo una pietra circolare con un buco in mezzo che ha il potere di ruotare. La vorrei chiamare frutto del sogno del vino, propone il vecchio saggio. Perché non la chiamiamo ruota?, domando io. Tutti sono d’accordo.
Grande attenzione fu posta da allora a ciò che si mangia e si beve.
Fu fatto divieto di usare la ruota dopo aver bevuto il vino.

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